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Certificazione di regolarità contributiva

La certificazione di regolarità contributiva prevista dal vigente Codice degli Appalti è l’attestazione rilasciata dall’Ente che certifica la regolarità della posizione amministrativa, a fini previdenziali, dei propri iscritti.
A seguito dell’entrata in vigore della legge 183/2011, la disciplina del rilascio delle certificazioni è stata profondamente riformata ponendo in capo all’Amministrazione richiedente e non più all’iscritto l’obbligo di acquisire certificazioni e/o attestazioni.

In particolare, l’art. 15 della legge 183/2011 avente ad oggetto “Norme in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive e divieto di introdurre, nel recepimento di direttive dell’Unione Europea, adempimenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalle direttive stesse” ha proceduto a modificare sensibilmente la disciplina delle certificazioni e dichiarazioni sostitutive fino ad oggi regolamentata dal DPR 445/2000 (Testo Unico sulla Documentazione Amministrativa).

Entrando nello specifico il comma 1, lett. d) dell’art. 15 della legge 183/2011 ha introdotto nel DPR 445/2000 l’art. 44bis, avente ad oggetto “Aquisizione d’ufficio di informazioni” che testualmente recita «Le informazioni relative alla regolarità contributiva sono acquisite d'ufficio, ovvero controllate ai sensi dell'articolo 71, dalle pubbliche amministrazioni procedenti, nel rispetto della specifica normativa di settore». A ribadire il concetto dell’obbligo in capo alle pubbliche Amministrazioni la lett. a) del comma 1 dell’art. 15 della legge 183/2011 prescrive l’obbligo, a pena di nullità, di apporre sulla certificazione da produrre ai soggetti privati la seguente dicitura “Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi”.».

A ribadire che è compito dell’Amministrazione acquisire le informazioni su stati, fatti e qualità dell’iscritto è anche il comma 1, lett. c) dell’art. 15 della legge 183/2011, che modificando come segue il comma 1 dell’art. 43 del DPR 225/2000, ha espressamente stabilito che «Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d'ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonche' tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell'interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall'interessato

Il comma appena riportato ci dice un’altra cosa importante, l’iscritto può procedere ad autocertificare  tutte le informazioni relative al proprio stato, fatti o qualità che lo riguardano, o in alternativa a dichiararle tramite una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che la Pubblica Amministrazione è tenuta ad accettare previa indicazione, da parte dell'interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti (art. 15, comma 1, lett. c) legge 183/2011)

Ricordiamo che sulla base di quanto stabilito dall’art. 46 “Dichiarazioni sostitutive di certificazioni” del DPR 445/2000 possono essere autocertificati tutti gli stati, fatti e qualità personali di seguito riportati:

  1. data e il luogo di nascita;
  2. residenza;
  3. cittadinanza;
  4. godimento dei diritti civili e politici;
  5. stato di celibe, coniugato, vedovo o stato libero;
  6. stato di famiglia;
  7. esistenza in vita;
  8. nascita del figlio, decesso del coniuge, dell'ascendente o discendente;
  9. iscrizione in albi, in elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
  10. appartenenza a ordini professionali;
  11. titolo di studio, esami sostenuti;
  12. qualifica professionale posseduta, titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualificazione tecnica;
  13. situazione reddituale o economica anche ai fini della concessione dei benefici di qualsiasi tipo previsti da leggi speciali;
  14. assolvimento di specifici obblighi contributivi con l'indicazione dell'ammontare corrisposto
  15. possesso e numero del codice fiscale, della partita IVA e di qualsiasi dato presente nell'archivio dell'anagrafe tributaria;
  16. stato di disoccupazione;
  17. qualità di pensionato e categoria di pensione;
  18. qualità di studente;
  19. qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili;
  20. iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo;
  21. tutte le situazioni relative all'adempimento degli obblighi militari, ivi comprese quelle attestate nel foglio matricolare dello stato di servizio;
  22. di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l'applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della vigente normativa;
  23. di non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali;
  24. qualità di vivenza a carico;
  25. tutti i dati a diretta conoscenza dell'interessato contenuti nei registri dello stato civile;
  26. di non trovarsi in stato di liquidazione o di fallimento e di non aver presentato domanda di concordato

Quindi sintetizzando:

  1. la Regolarità contributiva deve essere richiesta dalle Amministrazioni pubbliche o dai privati gestori di pubblici servizi;
  2. la Certificazione di regolarità contributiva, rilasciata dall'Epap su richiesta degli iscritti "privatamente", non può essere utilizzata dalle Amministrazioni pubbliche o dai Privati Gestori di Pubblici servizi;
  3. Su richiesta di un Ente Pubblico il professionista può auto-dichiarare di essere iscritto all’Epap (anche per mettere in condizioni l’Ente Pubblico di richiedere all’Epap e non ad un altro Ente, il certificato di regolarità contributiva). Sempre su richiesta dell’Ente Pubblico, il professionista può anche, se vuole, auto-dichiarare la propria regolarità contributiva; solo che questa non può avere valore sostituivo di una certificazione di regolarità contributiva che l’Ente Pubblico, comunque, richiedere direttamente all’Epap.

 

 

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